Cresce il fenomeno della dispersione scolastica in Italia. Il nostro Paese è il quarto in Europa per abbandono scolastico: un dato desolante. È nel Sud della penisola che il numero tocca picchi importanti: il 20% dei giovani studenti lascia gli studi per non proseguirli più. Fa al paio con l’abbandono scolastico la povertà educativa, altro elemento che limita la crescita umana e culturale dei giovanissimi. E all’interno di tale scenario la Regione Campania conserva un primato tristissimo nel Paese con una percentuale che si attesta al 34%.
Il problema della dispersione scolastica non è nato ora, ma è in questi ultimi anni che le sue criticità si percepiscono maggiormente. Il motivo? Rispetto a cinquant’anni fa, gli studenti sono molti di più. Il dato è legato ad un fenomeno diffuso in tutte le regioni: si è stabilizzato il numero di famiglie che non ha bisogno del lavoro dei figli, che possono, quindi, andare a scuola.
È altrettanto vero l’inverso: con l’aumento della povertà, più studenti ci sono, più cresce la dispersione.
DISPERSIONE SCOLASTICA E FONDI DEL PNRR: QUALI CRITICITÀ
Sono 1,5 miliardi i fondi del PNRR che dovranno essere utilizzati per arginare la dispersione scolastica e per agevolare la prosecuzione del percorso di studi. Il 50% di questi è destinato al Sud, dove le criticità sono nettamente maggiori. I dati forniti da Invalsi ci dicono infatti che in Italia la dispersione scolastica si attesta al 22,6%, con picchi in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
I dubbi nascono non solo dalle modalità di erogazione annunciate lo scorso 24 giugno da una nota ministeriale, ma anche la volontà di affidarsi ai dati della dispersione implicita raccolti dalle elaborazioni degli invalsi.
Riportare i ragazzi a scuola, significa far funzionare bene la scuola. La proposta che avanziamo in risposta all’esigenza di progettare nuovi approcci pedagogici pone alla base l’impegno nel dialogo con le famiglie, gli insegnanti e gli studenti stessi. Lo studio deve essere non solo un dovere, ma un diritto. Pertanto, bisogna tutelare le ragazze e i ragazzi, dando loro delle opportunità. Il coinvolgimento nel percorso formativo deve essere attivo e soprattutto reso accessibile a tutti. E soprattutto deve mirare a coinvolgere quanti più attori territoriali possibili come ad esempio le istituzioni, gli enti pubblici, gli enti del terzo settore, le università, gli enti di formazione, le agenzie per il lavoro, tutti impegnati in un sistema virtuoso che parta dalla progettazione partecipata, coinvolga le imprese, passi attraverso la qualificazione e la certificazione delle competenze ed arrivi ad offrire soluzioni di inserimento nel mondo del lavoro.
LA SOLUZIONE
La complessità sociale e culturale e un sistema di saperi in rapido mutamento sono aspetti che contraddistinguono il nostro presente, la cui dimensione è resa oggi ancor più problematica dalle sfide a cui la pandemia ci ha abituati, nostro malgrado, ad affrontare.
La scuola è chiamata a confrontarsi con questa complessità adottando, con coraggio, una logica di aperta collaborazione con le altre realtà circostanti, dagli enti territoriali al vasto e vivace mondo dell’associazionismo e delle attività produttive, per immaginare soluzioni e interventi capaci di interpretare le esigenze educative e i bisogni formativi e sociali di tutte le componenti della popolazione scolastica, in modo inclusivo e democratico.
Il Patto Educativo di Comunità è lo strumento con il quale si intendono creare le condizioni per dare vita a uno spazio collettivo e aperto, nel quale i diversi attori che partecipano alle attività formative possano cooperare, in modo dinamico e flessibile. Non solo la scuola, che certo mantiene un suo ruolo di guida e di istituzione di riferimento, ma la scuola insieme agli altri, prima promotrice di un momento aggregativo, occasione di felice incontro tra tutti coloro che collaborano a vario titolo al processo educativo delle/dei bambine/i e ragazze/i nella convinzione che solo una comunità ampia possa farsi pienamente carico dei loro bisogni: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, recita un antico proverbio africano.
Nel concreto il “Patto Educativo di Comunità” è una modalità di costruzione della “comunità locale” che condivide un percorso e che si assume la responsabilità di essere “educante”. Si tratta di un’intesa sottoscritta tra Istituzioni scolastiche, Amministrazioni Locali, cittadini (singoli o associati), che individuano nella scuola un fondamentale bene della comunità e un ambito privilegiato per le possibili collaborazioni. Il Patto riconosce la funzione costituzionale della scuola e gli obiettivi del sistema pubblico di istruzione e li sostiene, sceglie come priorità la cura e la presa in carico delle situazioni di maggior fragilità, si fonda su un approccio collaborativo finalizzato a costituire un’alleanza educativa stabile.
I RIFERIMENTI NORMATIVI
La legge del 13 luglio 2015, n. 107 che all’art.1, comma 7 richiama la “valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese” e definisce tra le modalità l’apertura pomeridiana delle scuole e il potenziamento del tempo scolastico.
Il Documento per la Pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione del 26 giugno 2020 (Piano scuola 2020-2021) dove si definisce che “per la più ampia realizzazione del servizio scolastico nelle condizioni del presente scenario (pandemico), gli Enti locali, le istituzioni pubbliche e private variamente operanti sul territorio, le realtà del Terzo settore e le scuole possono sottoscrivere specifici accordi, quali “Patti educativi di comunità”, dando così attuazione a quei principi e valori costituzionali, per i quali “tutte le componenti della Repubblica sono impegnate nell’assicurare la realizzazione dell’istruzione e dell’educazione, fortificando l’alleanza educativa, civile e sociale di cui le istituzioni scolastiche sono interpreti necessari, ma non unici”.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, di cui al regolamento (UE) n. 2021/241 del 12 febbraio 2021 e approvato con decisione di esecuzione del Consiglio del 13 luglio 2021, notificata all’Italia dal Segretariato generale del Consiglio con nota LT161/21 del 14 luglio 2021, dedica l’intera Missione 4 all’istruzione e alla ricerca attraverso riforme abilitanti e investimenti per il potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione dagli asili nido alle Università, al fine di assicurare una crescita economica sostenibile e inclusiva, superando divari territoriali e rafforzando gli strumenti di orientamento, di reclutamento e di formazione dei docenti. In risposta alle raccomandazioni specifiche della Commissione Europea sull’Italia, il Piano, partendo dalle criticità del sistema di istruzione, formazione e ricerca e dalle carenze nell’offerta di servizi educativi, intende migliorare le competenze di base, ridurre il tasso di dispersione scolastica e permettere, allo stesso tempo, di ridurre le distanze tra istruzione e lavoro.
Gli interventi sostenuti dall’investimento 1.4 sono necessari per realizzare gli obiettivi del PNRR in questo campo e rendere efficaci le iniziative didattiche ed educative, predisponendo un contesto educativo complessivamente favorevole all’apprendimento per tutti e, in particolare, per le studentesse e gli studenti con maggiori difficoltà e a rischio di abbandono. A questo scopo essi mirano a:
a. potenziare le competenze di base a partire dalle scuole secondarie di primo grado con attenzione ai singoli studenti fragili, organizzando un ordinario lavoro di recupero e consolidamento delle conoscenze e competenze irrinunciabili anche per gruppi a ciò dedicati per ridurre quanto prima e preventivamente i divari territoriali ad esse connesse;
b. nel primo e nel secondo ciclo contrastare la dispersione scolastica e promuovere il successo formativo, anche in un’ottica di genere, tramite un approccio globale e integrato, teso a motivare ciascuno rafforzandone le inclinazioni e i talenti, lavorando, tra scuola e fuori scuola, grazie ad alleanze tra scuola e risorse del territorio, enti locali (Comuni, Province e Città metropolitane), comunità locali e organizzazioni del volontariato e del terzo settore, curando in modo costante i passaggi tra scuole e l’orientamento;
c. promuovere l’inclusione sociale, la cura di socializzazione e motivazione e l’educazione digitale integrata per le persone con disabilità sensoriali e/o intellettive;
d. promuovere un significativo miglioramento delle scuole coinvolte, la loro effettiva “capacitazione” dal punto di vista delle risorse interne e delle modalità organizzative, pedagogiche e manageriali;
e. favorire la collaborazione con le associazioni del terzo settore e con le risorse del territorio, enti locali, comunità locali e organizzazioni del volontariato, agenzie formative, per la promozione di percorsi, anche personalizzati, di seconda opportunità rivolti ai giovani che hanno abbandonato gli studi.
Il Documento per la pianificazione delle attività Scolastiche, educative e formative nelle istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione (Piano scuola 2021-2022) del Ministero dell’Istruzione che afferma: “Per la realizzazione del servizio scolastico nelle condizioni dell’attuale scenario pandemico, in adesione al principio di sussidiarietà e di corresponsabilità educativa, Enti locali, Istituzioni, Terzo settore e scuole è auspicabile continuino a sottoscrivere specifici accordi e “Patti educativi di comunità”, attuando con ciò i principi fondamentali della Costituzione
L’art.15 della L. 241/1990 dispone che le amministrazioni pubbliche possano concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune.
LE PAROLE CHIAVE
Co-progettazione: l’azione di una importante e vasta rete coordinata di scuole, istituzioni e terzo settore permette la valorizzazione delle risorse espresse dalla comunità locale. Permette inoltre di attivare, attraverso il modello della progettazione partecipata e la condivisione di esperienze e risorse, percorsi integrati che rappresentano una modalità di innovazione didattica basata sulla centralità del soggetto che apprende. Nello stesso tempo si attiva un processo che rafforza e valorizza la scuola pubblica, come laboratorio sociale e centro di una stabile comunità di pratiche nell’ottica dell’apprendimento permanente.
Sostenibilità: la rete di sostegno e risorse composta di relazioni istituzionali, di associazioni, famiglie, cittadine rivolta a integrare le attività pedagogico-didattiche fornisce modalità, prassi e competenze che danno garanzia di continuità nel tempo. La ricerca coordinata di fonti di finanziamento, l’implementazione della rete coinvolta nelle attività di progetto, il coinvolgimento di aziende e commercianti locali, potranno contribuire alla strutturazione dei percorsi.
Innovazione: il rafforzamento dell’alleanza tra scuola e territorio, che si assumono insieme la responsabilità educativa mettendo al centro i minori e le famiglie come attori consapevoli del cambiamento è un’innovazione di processo quanto mai fondamentale per il sistema educativo; ad essa si aggancia l’innovazione del “risultato formativo” – delle competenze e delle capacità delle/dei studentesse/i – attraverso la promozione di percorsi che abbiano al centro le “green skills”, le abilità tecnologiche, scientifiche e culturali indispensabili all’inserimento nel contesto di vita e lavorativo, e le competenze emotive, motorie, artistiche ed espressive fondamentali per rafforzare il “benessere dentro e fuori da scuola”.
Inclusione: il Patto tiene conto della diversità dei bisogni di tutti i soggetti coinvolti per favorire la partecipazione e l’apprendimento, ma anche per ridurre l’esclusione e l’emarginazione dei soggetti più fragili e vulnerabili.
Talenti: un contesto educativo diffuso, che sa riconoscere e intrecciare gli apprendimenti formali con quelli informali, può progettare un’offerta educativa che amplia le opportunità di apprendimento e di crescita personale, soprattutto attraverso interventi di promozione dell’equità e dell’inclusione, contribuendo così a contrastare concretamente la dispersione scolastica e la povertà educativa.
Protagonismo e partecipazione: le attività e i progetti che andranno a definirsi avranno il compito di rendere le destinatarie/i tutti più responsabili nei confronti della loro comunità, di far loro partecipare attivamente alla vita della città, oltre a fornire ai minori e alle famiglie maggiori strumenti per la propria crescita personale e intellettuale, sviluppando competenze, conoscenze e talenti, rendendole/i protagoniste/i nella costruzione del proprio futuro.
Dialogo intergenerazionale: il Patto promuove la possibilità di creare spazi di aggregazione e di incontro sociale, creazione di opportunità per alimentare gli scambi, le relazioni e la reciprocità finalizzate al recupero delle relazioni e della solidarietà intergenerazionale.
Sussidiarietà orizzontale: rappresenta il modello di governance del Patto che definisce una rete stabile pubblico/privata che coopera individuando obiettivi e strumenti comuni, che consente quindi di rafforzare il capitale sociale presente nel territorio.
Semplifica le procedure, scegli Qualifica Group!
